In discussione il nuovo regolamento europeo dedicato al ripristino della natura

L’UE prosegue, attraverso la proposizione di uno specifico regolamento europeo, la sua tradizionale politica per uno sviluppo sostenibile, ponendo sempre più l’accetto su conservazione della biodiversità e ripristino della natura / rinaturazione (o rinaturalizzazione) degli ambienti degradati. In una recente intervista ad Euronews il Commissario UE per l’Ambiente, il lituano Virginijus Sinkevičius, ha illustrato infatti le recenti proposte normative messe in campo dall’Unione Europea per il ripristino della natura (Nature Restoration).

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Il Commissario ha ricordato che l’impegno a favore della conservazione non comporta esclusivamente costi. Ma rappresenta un indispensabile investimento per i servizi ecosistemici, i cui risultati saranno tangibili nel medio e lungo termine. Ha inoltre individuato punti specifici dell’azione della Commissione: ripristino delle torbiere, delle praterie, salvaguardia degli insetti impollinatori, ripristino della continuità longitudinale e laterale dei corsi d’acqua, migliore gestione delle foreste (per prevenire l’erosione del suolo ed aumentare la capacità di assorbimento della CO2) e forestazione urbana.

La proposta di legge si sostanzia con un regolamento europeo, strumento normativo dunque vincolante per gli Stati, i quali dovranno individuare quali sono gli ecosistemi a rischio di depauperamento e le ricette per ripristinarli.

Si parla ad esempio di fermare la perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030 e di aumentarli del 5% fino al 2050. Si prevede inoltre un minimo del 10% di copertura arborea in ogni città, paese e periferia europea, nonché un guadagno netto di spazio verde integrato con edifici e infrastrutture. In parallelo, un 20% di interventi destinati al ripristino della natura dovranno essere portati a termine entro il 2030.

Detta proposta legislativa costituisce parte del quadro della Strategia dell’Ue per la biodiversità ed il regolamento elaborato dall’esecutivo comunitario – che adesso andrà in discussione sia al Parlamento europeo che al Consiglio – è il primo che mira al ripristino degli ecosistemi danneggiati in Europa. Dopo l’adozione, l’impatto concreto delle misure sarà graduale: queste dovranno infatti essere attuate dagli Stati membri entro il 2050.

Giù in precedenza il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Commissario per l’azione per il clima nonché responsabile del Green Deal europeo Frans Timmermans, nella conferenza stampa di presentazione della proposta di regolamento a favore della biodiversità aveva evidenziato che ripristino della natura “non significa più aree protette”, ma un’azione che “va di pari passo con l’attività economica, anzi la rafforza”.

Viene da dire che, in questo modo, scienza e politica possano – su alcuni temi cruciali legati al rispetto dell’ambiente – collimare. Da tempo il mondo scientifico evidenzia come l’impatto antropico vada ad incidere sugli ecosistemi naturali. Questione nei confronti della quale il modello economico dominante (che ha visto la massimizzazione dello sfruttamento delle risorse naturali a qualsiasi costo) è risultato spesso essere sordo.

Di recente per fortuna la politica, stimolata dal mondo cattolico (si pensi all’enciclica di Papa Francesco), ha iniziato a riservare attenzione a questa rilevante evidenza scientifica. Ciò comporta importantissimi risvolti sociali ed economici. I cambiamenti climatici e la depauperazione della biodiversità non sono solo delle improbabili ed oscure minacce procrastinabili ad un lontano futuro, ma una realtà tangibile e quotidiana, che spesso – come in occasione del recente distacco del ghiacciaio della Marmolada – diventa tragica, con costi umani ed economici sempre più gravosi. Finora si è affrontata marginalmente la crisi ecologica. Si pensi ad esempio che la strategia internazionale per la tutela della biodiversità 2011-2020, è rimasta sostanzialmente lettera morta e la COP15 – la Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica, che avrebbe dovuto tenersi nel 2020 – è stata più volte rimandata causa pandemia, ritardando così il raggiungimento di un accordo internazionale.

Ora, con il nuovo regolamento europeo sul ripristino della natura, si spera che la politica inizi a fare sul serio.

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