Il controverso ritorno del castoro in Provincia di Bolzano ed in generale in Italia: dall’accertamento della presenza alla gestione faunistica

Il castoro eurasiatico Castor fiber risulta specie protetta dalla legislazione sia nazionale che internazionale, essendo inserita negli allegati II e IV della Direttiva 92/43/CEE (meglio nota come “Habitat”) e nell’allegato III della Convenzione di Berna. In Italia è considerata specie “particolarmente protetta” in virtù della Legge 157/1992 riguardante la protezione della fauna selvatica omeoterma ed il prelievo venatorio. Va osservato, con riferimento ad un precedente caso avvenuto in Spagna, che pur essendo la specie tutelata dalla normativa europea, per la stessa Commissione Europea i nuclei originatisi da rilasci illegali non sono obbligatoriamente tutelati, almeno fino a quando non diano origine a popolazioni diffuse e naturalizzate.

La recente storia concernente la presenza del castoro in Italia potrebbe partire dall’Alto Medioevo, quando la specie era diffusa in tutto il territorio nazionale, in particolare lungo la Pianura Padana, da dove scomparve tra il XVI e l’inizio del XVII secolo, per non essere poi più osservato. La prima segnalazione dopo questo lungo arco temporale è relativa al Tarvisiano (Udine), dove è probabile che un individuo in dispersione naturale dalla vicina Austria (che ha portato avanti progetti di reintroduzione) abbia varcato il confine. Molto probabilmente lo stesso discorso si è ripetuto due anni più tardi poco più ad ovest lungo le stesse Alpi orientali, quando è stata segnalato il castoro in alta Val Pusteria in Provincia di Bolzano, nei pressi di Sesto, area dalla quale il castoro era scomparso più di quattro secoli prima e all’interno della quale si potrebbe ora iniziare a parlare di gestione faunistica della specie. L’ultimo abbattimento si era avuto infatti a Versciaco di Sopra nel 1594.

Negli ultimi due anni la presenza è stata accertata anche in centro Italia, in particolare in Toscana ed in Umbria, dove si ipotizza siano avvenuti rilasci illegali di individui appartenenti alla specie.

La distribuzione di Castor fiber si estendeva originariamente dall’Europa all’Asia. Nel tempo il castoro ha subito fortissimi prelievi (per lo sfruttamento della sua pelliccia, delle sue carni nonché dell’olio prodotto dalle sue ghiandole perianali), tanto che all’inizio del 1900 la specie sopravviveva con poche popolazioni, piccole e frammentate. Il secolo successivo, grazie alla protezione

legale, ai numerosi programmi di reintroduzione su ampia scala ed alla sua plasticità ecologica, almeno in Europa la specie si è ampiamente ripresa. Nell’ultimo assessment della Red List IUCN (2021) la specie è stata valutata come Least Concern.

Si tratta di un grande roditore (fino a 38 kg di peso), erbivoro, che conduce vita semi-acquatica, il quale raggiunge la maturità sui 2 anni ed inizia a riprodursi a partire dai 3. Vive in piccoli gruppi familiari, territoriali, composti da 3-5 individui che occupano tratti di fiume o di lago di lunghezza variabile da 1 a 13 km. La sua ecologia lo porta ad abbattere alberi, scavare buche e canali nelle rive dei fiumi, costruire rifugi con rami ammucchiati e, in torrenti e fiumi poco profondi, vere e proprie dighe costituite da materiale vegetale. Queste dighe aiutano a mantenere il livello dell’acqua al di sopra dell’entrata delle tane, fornendo protezione dai predatori, e aiutano nel trasporto dei rami pesanti e della vegetazione usata come cibo in inverno.

Come si può intuire, le conseguenze della sua presenza su di un determinato reticolo idrografico possono sostanziarsi con trasformazioni ambientali anche notevoli, la cui entità è valutabile solo in funzione delle caratteristiche dello specifico contesto territoriale interessato. Dall’altro lato, è stato rilevato che la presenza di questo “ingegnere ecosistemico” può accrescere sensibilmente il livello di biodiversità del medesimo territorio: in sostanza le loro opere favorirebbero la sussistenza di molteplici nicchie ecologiche, occupate da specie che fino a quel momento non c’erano.

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Photo: Auvo Korpi

Tali due considerazioni, che ad un primo approccio sembrerebbero non poter coesistere, rappresentano il terreno per una miriade di considerazioni relative alla gestione faunistica della specie, tendenti a far sì che esse possano invece coesistere.

Anzitutto va posto l’accento sulla differenza fra il significato della presenza del castoro in nord-est Italia e quello della presenza della stessa specie in centro Italia. Nel primo caso trattasi di fenomeno quasi sicuramente naturale, da studiare e gestire. Il secondo va al contrario attribuito probabilmente ad un’attività di immissione faunistica illegale, con riferimento alla quale l’Associazione Teriologica Italiana segnala la necessità di rimozione degli individui. Una reintroduzione, come anche un’introduzione benigna infatti, devono essere svolte a seguito di un’attenta valutazione della fattibilità della stessa, in relazione alla sua capacità di produrre alterazioni negli ecosistemi, con un’interazione di benefici e impatti negativi sull’ambiente e le attività umane, ma soprattutto in ottemperanza della normativa vigente e dei relativi protocolli operativi. In sostanza deve essere compiuto sia uno studio di fattibilità, che una valutazione ambientale dell’azione prevista.

Con la loro attività di alimentazione, scavo delle tane e costruzione delle dighe infatti, i castori modificano le caratteristiche geomorfologiche, idrologiche, chimiche e biotiche di un determinato reticolo idrografico, con effetti negativi ed altri positivi. La stessa attività trofica del castoro può avere ripercussioni sulla successione ecologica, nonché sulla struttura e composizione dei popolamenti ripariali. Essendo un erbivoro generalista, che si nutre di corteccia, germogli e foglie di piante legnose potrebbe infatti favorire la dominanza di alcune specie arboreo-arbustive a danno di altre (va ricordato che tra le specie legnose la preferenza va ai generi Salix e Populus), nonché influenzare il rischio idraulico dei corsi d’acqua, in quanto potrebbe rendersi responsabile di ostruzioni e colli di bottiglia in alveo.

D’altro canto, la creazione di una matrice interconnessa di habitat di zone umide rende il corso d’acqua indubbiamente più naturale, a tutto vantaggio dell’innalzamento dei servizi ecosistemici forniti dal “sistema fiume” e dell’aumento dell’ attrattività turistica.

Quanto gli impatti del castoro siano da considerare positivi o negativi dipende da cosa le amministrazioni intendano per “paesaggio naturale”, da quanto sia alto il rischio idraulico, nonché dalle priorità di gestione, che a loro volta dipendono fortemente dall’entità dei cambiamenti che la specie è in grado di provocare negli specifici contesti naturali e antropici che occupa.

Nell’ambito di tali processi decisionali, le valutazioni ambientali appaiono sempre più di primaria importanza.


Riferimenti bibliografici essenziali: